Faggio: “Liberi nonostante tutto. Rigenerare il pensiero”

Il maestoso Faggio è solito formare boschi puri – i faggeti – in zone fresche e umide. Massiccio, punta verso il cielo e ricopre gli spazi aerei vuoti che incontra, nutrendosi di pura luce. Attraverso le sue foglie, il sole filtra al suolo creando suggestivi effetti luminosi. I frutti del Faggio, detti faggiole, rappresentavano una sostanziosa fonte alimentare, tanto da far derivare il nome dell’albero da “fagus”, cioè “mangiare”.

l Faggio si considerava pianta divinatoria nella mediazione fra l’uomo e il divino, lo spirito e la materia. Pressi i Celti, popoli germanici e nordici, era l’albero della conoscenza, del sapere, della saggezza e della chiarezza e le chiese gotiche sembrano aver riproposto al loro interno lo scenario tipi co dei suoi boschi. Le qualità rinfrescanti delle foglie si proponevano contro la febbre, mentre il distillato del legno si usava come funghicida e antipiretico. Il gemmoderivato si è reso utile nel mobilitare le risposte antistaminiche e stimolanti le funzioni renali, mentre con Bach il preparato dei fiori di Faggio, Beech, aiuta ad immedesimarsi negli altri e a sciogliere pregiudizi.

Il Messaggio del Faggio:
“Accogli l’elefante che cammina ai tuoi piedi, libera il volo dell’aquila nel tuo capo”. Lo spirito del Faggio rappresenta l’archetipo del pensiero libero. Permette di lasciare andare pensieri e schemi mentali non più utili, rigenera la freschezza mentale e stimola l’intuizione e la capacità di trovare nuove idee e soluzioni. Con il suo aiuto, i pensieri diventano più vivaci e frizzanti. Possiamo sentirci liberi nonostante i limiti imposti dal corpo fisico o dalle circostanze della dimensione terrena.

Lucilla Satanassi e Hubert Bosch ; dossier “Lo spirito degli alberi” L’ altra medicina numero 35 /2014